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Il serbatoio principale del virus dell’epatite B (HBV) è costituito dai portatori cronici del virus. Si calcola che essi siano circa 300 milioni nel mondo, di cui circa 8.000.000 in Italia. L'infezione ha un periodo di incubazione che varia da 2 a 6 mesi e, nella maggior parte dei casi, non presenta sintomi specifici. Nell’adulto l’infezione acuta si risolve spontaneamente nel 97% dei casi e solo raramente può avere un'evoluzione fulminante che richiede trattamento mediante trapianto di fegato. Nel neonato e negli infanti l’infezione ha evoluzione cronica in almeno il 50% dei casi: l'infezione contratta a questa età, in cui le difese immunitarie sono meno efficaci, facilita lo sviluppo di infezione cronica. Per questa ragione la vaccinoprofilassi obbligatoria è diretta ai nuovi nati ed agli adolescenti. Circa il 30% di tutti i pazienti con infezione cronica sviluppa cirrosi nell’arco di 20-40 anni e un elevato numero di questi pazienti sviluppa tumore epatico. Particolarmente grave può essere il decorso dell’infezione nei pazienti con infezione da virus mutante, che risponde assai meno alla terapia antivirale. Il virus è presente in quasi tutti i liquidi biologici del portatore: la trasmissione avviene per contagio interumano, mediante la penetrazione attraverso la cute e le mucose di quantità minime di liquidi organici infetti. Le modalità più frequenti di contagio sono i rapporti sessuali e la puntura con aghi infetti. In Italia, negli ultimi anni, il livello di infezione nella popolazione è calato per effetto dell’osservanza di più stringenti misure di igiene privata e pubblica e grazie all'introduzione della vaccino-profilassi, obbligatoria per tutti i neonati dal 1991. L'epatite cronica B può essere trattata con un certo successo mediante interferone, farmaco che stimola le difese dell'organismo e blocca la replicazione del virus nelle cellule epatiche. In alternativa all’interferone si possono somministrare farmaci in grado di inibire la sintesi del DNA virale (cosiddetti analoghi nucleosidici, ad esempio lamivudina, entecavir, telbivudina, o nucleotidici, come adefovir e tenofovir). Questi trattamenti sono altamente efficaci nel sopprimere la replicazione virale, ma incapaci di eliminare permanentemente l’HBV. Di conseguenza devono essere somministrati per lunghi periodi ed in molti casi in modo continuo. Purtroppo, l'efficacia del farmaco può essere compromessa dallo sviluppo di ceppi virali resistenti che riaccendono la malattia. Per queste ragioni la cura dell’epatite cronica B è affidata a Centri specialistici in grado di selezionare i pazienti più indicati al trattamento.
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