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L'Epatite C
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Il virus dell'epatite C si trasmette mediante sangue e liquidi biologici infetti con modalità simili a quelle del virus B benché la trasmissione dell’infezione dell’epatite C per via sessuale sia meno frequente.
Grazie allo screening dei donatori di sangue, iniziato in Italia già nel 1991, l'incidenza di epatite conseguente a trasfusioni di sangue e uso di emoderivati è stata annullata quasi del tutto.
L'epatite C infetta cronicamente oltre 250 milioni di persone nel mondo (dato da verificare) e in Italia circa il 3% della popolazione adulta è portatrice di infezione .
L'aspetto più preoccupante di questa infezione è l'elevata tendenza a cronicizzare, pari al 70%. Inoltre il 10-20% di tutti i pazienti con infezione cronica può sviluppare cirrosi nell’arco di 20-40 anni. Il rischio aumenta in caso di cofattori di morbidità, come l’eccessivo consumo di bevande alcoliche, il sovrappeso corporeo, la contemporanea presenza di emocromatosi o di infezione da HBV ed una non ancora definita predisposizione individuale su base genetica. Il tumore epatico è una frequente complicanza di molti casi di cirrosi. Le cure per l’epatite C, erogate solo da Centri ospedalieri specializzati, quando hanno successo, eradicano il virus dal corpo. Gli interferoni peghilati associati a ribavirina costituiscono oggi la terapia standard e sono efficaci in più della metà dei pazienti. Va detto però che le cure a base di interferone e ribavirina sono mal tollerate dal 10-15% dei pazienti (costretti a sospenderle anticipatamente) e non possono essere applicate a tutti i pazienti con epatite C. La prevenzione rimane quindi un approccio importante per evitare le peggiori conseguenze di molte infezioni C, in attesa che la ricerca proceda nel percorso verso la definizione di un vaccino (i primi risultati sono incoraggianti).
 
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