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Steatosi Epatica non Alcolica
Steatosi Epatica non Alcolica PDF Print Email
Un gran numero di pazienti che si presenta agli ambulatori dei medici di base, ed eventualmente negli ambulatori specialistici di epatologia o gastroenterologia, presenta un’epatopatia non correlata a presenza di virus né legata ad un abuso di alcol. Questa entità nosologica, dovuta ad accumulo di grasso nel fegato, viene oggi inquadrata come “steatosi epatica non alcolica”.
Nel 2002, nel congresso americano di epatologia tenutosi a Boston, la steatosi epatica non alcolica è stata definita come l’epidemia del nuovo millennio. Questo è facilmente comprensibile, considerando che i fattori di rischio per la steatosi epatica sono gli stessi delle malattie cardiovascolari: sovrappeso, dislipidemia, diabete, ipertensione arteriosa. E’ quindi chiaro come, in una società in cui queste patologie sono in crescita esponenziale, il danno epatico associato sia destinato a diventare l’epatopatia prevalente. Per di più, mentre nel passato la presenza di steatosi epatica veniva ritenuta dai medici stessi innocua, diverse evidenze suggeriscono, invece, come nel 15-20% dei casi la steatosi possa evolvere in steatoepatite non alcolica (NASH) e questa in cirrosi.
E’ indispensabile anche tenere presente che il paziente con steatosi epatica è un soggetto a rischio per la sindrome metabolica caratterizzata da sovrappeso, dislipidemia, alterazione del metabolismo glicidico ed ipertensione, e gravata da un’elevatissima morbilità e mortalità per complicanze cardiovascolari secondarie ad arteriosclerosi. In altre parole è indispensabile che, una volta identificato un paziente con steatosi epatica, questi venga indagato per tutte le manifestazioni dismetaboliche che possono accelerare l’arteriosclerosi.
Il primo sospetto di steatosi epatica viene posto dall’ecografia che evidenzia la presenza di un fegato iper riflettente, a volte ingrossato. Non esiste un esame specifico per la diagnosi, che è una “diagnosi di esclusione” in quanto si basa sulla negatività di tutti i marcatori per HBV e HCV e degli autoanticorpi, nonché sull’esclusione di altre cause note di danno epatico cronico (emocromatosi, celiachia, morbo di Wilson, abuso alcolico, ecc).
Il migliore approccio terapeutico consiste in una dieta ipolipidica e, nel caso di un soggetto sovrappeso, ipocalorica, associata ad esercizio fisico (nuoto, bicicletta…). Questo ultimo viene oggi ritenuto l’unico mezzo per aumentare le HDL, il cosiddetto colesterolo buono. Da ricordare che i principali cibi da evitare sono formaggi, salumi, dolci, carne rossa ed ovviamente tutte le forme di alcol (vino, superalcolici, aperitivi...) che interagiscono con i fattori di rischio metabolici nell’indurre steatosi. 
 
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