L’infezione da HDV causa la più grave forma di epatite virale cronica, con tassi di progressione verso cirrosi ed epatocarcinoma (HCC) notevolmente maggiori rispetto alla monoinfezione HBV.
Il virus HDV richiede la presenza di HBV per dar luogo al virione completo in grado di infettare gli epatociti e causare malattia epatica. La prevalenza di HDV in Italia è stimata essere il 3.2% nella popolazione HBsAg positiva e il 9.3% negli epatopatici cronici HBsAg positivi in follow-up clinico (10.000 pazienti circa); percentuali maggiori si registrano in pazienti provenienti dall’est Europa, il subcontinente indiano o altre aree dove la malattia è endemica.
La gestione dei pazienti con epatite cronica D richiede una precisa caratterizzazione viro- logica sia per HBV che per HDV e la stadiazione del danno epatico, come da raccomandazioni delle linee guida.
Al momento, trovano indicazione le seguenti opzioni terapeutiche:
1) interferone peghilato alfa (pegIFN?) in grado di avere un effetto antivirale immunomodulante sia su HBV che HDV;
2) bulevirtide (BLV), un nuovo antivirale specifico per HDV in grado di bloccare l’ingresso del virus negli epatociti e quindi la diffusione della infezione nel fegato.
Vista la rapida progressione della malattia da HDV verso forme avanzate di cirrosi, si ritiene che i pazienti con epatite cronica Delta (CHD) debbano essere seguiti presso centri epatologici con documentata esperienza nella gestione dei pazienti con epatite virale e accesso alla diagnostica di secondo livello (ie. centri con esperienza nella gestione dei pazienti con epatite da HBV e accesso ai test di laboratorio per HDV).
È fondamentale, inoltre, che questi centri abbiano uno stretto collegamento con i centri trapianto di fegato di riferimento a livello regionale per il referral dei pazienti con malattia HDV scompensata o con HCC.
Tutti i centri autorizzati a livello regionale a prescrivere antivirali diretti contro HCV (DAA) che presentano queste caratteristiche possono essere considerati come il setting ideale per il referral e la gestione di pazienti con CHD.